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La famiglia: Il figlio disabile in casa

Mi tocca iniziare il primo post dell' anno 2009 segnalando l'ennesima tragedia famigliare dopo quella del terremoto in Abruzzo.

Accoltella il figlio 41enne disabile poi si lancia nel vuoto e muore. E' il titolo che dà Repubblica.it di oggi a questo indirizzo:
www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/milano-accoltella/milano-accoltella/milano-accoltella.html

Non c'è niente da aggiungere. Le nostre famiglie sono chiuse su se stesse. Non sono famiglie, ma veri e propri ghetti, sepolcri imbiancati. Sono tragedie che possono capitare a tutti e fino a quando certi disagi non vengono condivisi a livello sociale su "famiglie" allargate e solidali, ma continuano a rimanere confinate nella famiglia chiusa e ristretta, chiamata ipocritamente "chiesa domestica", queste tragedie continueranno a riproporsi alle nostre coscienze.

A Pasqua non andrò a messa e neanche in chiesa, perché sono stufo di prendermi in giro. E' ora che i sacerdoti si sveglino e incomincino a pensare come metter su famiglia, non quella ghettizzata che intendiamo noi uomini fatta di moglie, marito e figli, ma quella che vuole Gesù, dove le parrocchie e le case dei parrocchiani restino aperte 24 ore su 24 , tutti i giorni, animate dai sacerdoti stessi e da tutti i credenti in Gesù religiosi o meno, per accogliere e condividere le gioie e i dolori della comunità cristiana.

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