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Disagio socio-esistenziale: Gesù vitellone

La società moderna vuole che tu, raggiunta l'età della maturazione sessuale, possa sposarti e mettere su famiglia. Quelli che invece non vogliono o non possono mettere su famiglia e alla veneranda età di 30 anni e passa vivono ancora in famiglia con papà e mamma, vengono bollati come vitelloni sia dai media che dall'ambiente sociale in cui vivono. In altri casi vengono bollati come figli di papà. In altri ancora si usa un termine di maggior rispetto e più moderno: "single", per chi vive da solo. Sono termini più o meno spregiativi e psicologicamente deleteri per l'integrità psichica e l'amor proprio della persona.

L'altro giorno parlavo con un ragazzo di circa 20 anni e gli chiesi come mai non ha continuato a studiare e ha scelto invece di andare a lavorare. La sua risposta è stata: "non voglio arrivare a 30 anni e fare il vitellone". Ci sono rimasto male e pure amareggiato. La sua scelta non è stata dettata dall'amore per il lavoro o dal desiderio di farsi una famiglia, ma dal timore di ritrovarsi a 30 anni ancora a carico dei genitori ed essere bollato come vitellone.

Questo dimostra come certi vocaboli e termini usati fuori luogo e in modo gratuito e scriteriato dai mass-media come giornali e tv, condizionino la mentalità delle persone che, pur di non essere catalogate negativamente con certe terminologie, rinunciano all'opportunità di studiare e di crescere culturalmente.

Quelle persone che diffondono tramite mass media queste terminologie, associandole ad una particolare situazione anagrafica, dimenticano che fanno soltanto un gran danno alla società. Alla base dell'uso di queste terminologie al limite dell'offensivo ci sta il dio denaro, il consumismo. I commercianti e non solo loro soffrono se tu non ti sposi o ti attardi a sposarti perché così non consumi, non ti fai una casa, non comperi il mobilio, niente nozze, niente abiti, niente cerimonie, niente figli e quindi niente corredino, niente pannolini e passeggini.

L'economia ristagna, loro non vendono e non possono fare profitto. Ecco quindi che iniziano a distruggerti psicologicamente in modo subdolo, condizionandoti negativamente, così da indurti ad andare a lavorare, non come tua scelta consapevole e meditata, ma come mezzo per evitare di essere bollato negativamente come vitellone e sentirti invece indipendente e autonomo.

In questo modo ti fanno credere che avere uno stipendio, un lavoro e una indipendenza sia la cosa più importante, così quando hai occasione di conoscere una ragazza, tu possa essere fiero di fargli vedere che tu lavori, che non sei un vitellone, ma hai una tua indipendenza e soprattutto uno stipendio. Magari poi lei ti fa gli occhi dolci.

Se invece guardi la vita di Gesù, ti accorgi che lui a 30 anni era ancora in casa con papà e mamma, un vero e proprio "vitellone" che di sposarsi non ne voleva proprio sapere. Chissà quante ne avrà sentite da sua madre e suo padre: "Allora quando ti sposi? Non vedi l'età che hai? Cosa aspetti a trovarti una moglie?" A Gesù di fare la figura del vitellone non gliene doveva fregare proprio niente. Lui pensava ad altro, lui pensava ad andare a predicare per la Palestina, altroché pensare a sposarsi e mettere su famiglia e fare felici i mercanti del tempio.

Tanto più che ad un certo punto, quando Gesù tornò a casa, i suoi parenti lo andarono a prendere perché pensavano fosse diventato "pazzo" o fosse fuori di sé, come si legge in Marco 3,20-21. Del resto vorrei vedere cosa direbbero i tuoi genitori se tu a 30 e passa anni ti mettessi a girare per il mondo invece di pensare a sposarti e andare a lavorare.

Vedi, Gesù è un uomo libero, un uomo che non si lascia condizionare dalle mode e dalla mentalità popolare, lui va dritto per la sua strada, quella che Dio ha preparato per lui, e vuole che tu gli vada dietro perché, alla fine, la tua salvezza non dipende dal fatto che tu ti sposi o meno che ti sposi a 20 o a 30 anni, se tu lavori o non lavori. La tua salvezza dipende soltanto dall'amore che avrai saputo donare.

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