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Adozione: L'adozione

L'adozione è dare una famiglia ad un bimbo, piccolo o grande che sia, che non ce l'ha.
Le istituzioni preposte una volta accertato lo stato di abbandono morale e materiale del minore si adoperano nel più breve tempo possibile a trovargli un papà ed una mamma.
Ovviamente l'abbandono è uno status il cui accertamento a volte è lungo e problematico, così contrariamente a quanto spesse volte si sente in tv non si toglie un bimbo ad una famiglia per un semplice schiaffo o maltrattamento, ma quando l'inadeguatezza educativa è ripetuta e irrecuperabile.
Per noi adulti e spesso genitori adottivi l'adozione è una cosa bella, ma provate a chiedere ad un bimbo adottato magari un poco cresciuto se pensa la stessa cosa, quasi sicuramente dirà che è una cosa bruttissima perché apparentemente è assurdo crescere in una famiglia che non è la tua famiglia naturale e poi quando dietro c'è un incolmabile vuoto di abbandono.

L'abbandono taluni esperti dicono che non passerà mai ad una persona che l'ha subito, dovrà conviverci, ad ogni età affrontato e sentito in modo diverso, ma che non si può cancellare.
Deve essere atroce avere dentro un rifiuto così grande. E' anche per questo che noi genitori adottivi dobbiamo saper colmare con un amore smisurato anche questo vuoto, noi ci troviamo a dire:"guarda la mamma che ti ha partorito ti ha sicuramente voluto tantissimo bene e ti ha dato la vita, ma poi incapace di crescerti per qualche motivo che non sappiamo ti ha messo in istituto in attesa che il giudice cercasse una famiglia per te".
Spesse volte questa è anche la realtà, altre volte invece non lo è.

Ma chi sono le famiglie che accolgono questi bimbi? Fino a due anni fa chi voleva adottare doveva recarsi presso la cancelleria del tribunale dei minori e presentare la "domanda di adozione".
Oggi ci si deve ancora recare in tribunale ma non a presentare la "domanda" ma a presentare la "dichiarazione di disponibilità". E' proprio questo l'atteggiamento chiesto alle famiglie adottive, di rendersi disponibili.

Ritorniamo al concetto di adozione vista come dare una famiglia ad un minore che non l'ha e non viceversa. Basti pensare che solo 40 anni fa con una legge italiana è stato ribadito questo concetto. E prima? Assolutamente l'adozione era dare un figlio a quelle coppie che non l'avevano, per eredità, come bastone per la vecchiaia, ecc. L'adozione era un accordo tra famiglie, anche i single potevano adottare, non necessariamente il minore doveva trovarsi nello stato di abbandono.
In questi decenni si sono fatti passi da gigante nel campo dell'adozione, è stata regolamentata, si è cercato di fare esclusivamente l'interesse del minore.

Nella mentalità delle persone invece di passi ne sono stati fatti pochi. Non è per niente raro sentirne di tutti colori sull'adozione, anche da chi ci sta attorno.
Non è colpa loro comunque, c'è una certa ignoranza, la gente non viene correttamente informata.
Così capita che ti chiedano se il tuo bimbo adottivo l'hai scelto tu in istituto (magari da un catalogo), se hai conosciuto la sua famiglia di origine (con l'adozione viene fatto un taglio con la famiglia d'origine), sottovoce magari ti chiedono se lui sa di essere adottato (le indicazioni sono di comunicare dalla tenera età il fatto che si è adottivi), ecc...

Forse uno dei compiti che ci viene chiesto è proprio quello di diffondere questa nuova mentalità che in fondo è una apertura all'accoglienza verso una diversità che è parte della vita di alcuni uomini e famiglie.

Le esperienze e i commenti dei visitatori

Maurizio, è interessante quello che dici. Mi ha colpito il fatto che per il bambino adottato, un po' cresciuto, l'adozione è quasi una cosa bruttissima. In effetti noi adulti vediamo le cose dal nostro punto di vista e pensiamo che ciò che per noi va bene, debba andare bene anche per l'altro. Siamo abituati a muoverci in funzione dei nostri bisogni e delle nostre esigenze, mentre dovremmo imparare quella sensibilità che ci porta a farci uno con il prossimo (il bambino in questo caso) e vedere le cose dal suo punto di vista.

In questo senso andrebbe valorizzato maggiormente il sostegno a distanza, che mira ad aiutare sul posto la famiglia di origine, in modo da impedire il trauma del distacco del bambino dalla sua famiglia e il suo abbandono in un istituto.

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