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Aborto: Si può fare qualcosa contro 150.000 aborti all'anno?

In Italia vengono eseguiti in media circa 150.000 all'anno e io mi chiedo se la disponibilità di una coppia sposata con o senza figli, disposta ad accogliere il bambino rifiutato, comunque destinato ad essere abortito, può servire a fare cambiare idea ad una donna intenzionata ad abortire e a ridurre il numero di aborti anche soltanto di una unità.

Su questo sito leggo: " La decisione di avere o no un bambino a un dato momento della propria vita è un diritto inalienabile della donna. Quest'ultima deve quindi poter decidere liberamente e in tutta responsabilità di interrompere una gravidanza indesiderata". Sono d'accordo sul primo punto, ma non sul secondo.

L'aborto secondo me non è un diritto, ma del resto non si deve criminalizzare chi decide di abortire se davanti a sè non ha o non è capace di vedere prospettive per il futuro del nascituro. Sono dell'idea che, se non si vuole cadere nella più bieca ipocrisia, ogni donna in gravidanza deve essere messa nelle condizioni di portare a termine la propria gravidanza con serenità, sapendo di poter contare sull'aiuto economico e affettivo-psicologico sia durante la gravidanza e anche dopo il parto.

Per questo vorrei sapere se la disponibilità di una o più coppie o anche di una o più persone in collaborazione con gli enti sociali, disposte a prendersi cura del nascituro non voluto, sia dal punto di vista del sostegno economico, sia da quello umano, può servire a fare cambiare idea ad una donna intenzionata ad abortire e convincerla a portare a termine la gravidanza.

Sullo stesso sito in questa pagina leggo: "Le donne che sono state costrette a mettere al mondo un bambino contro la propria volontà, come pure i bambini indesiderati, soffrono più spesso di disturbi psichici e psicosomatici, delle donne che hanno abortito o dei bambini desiderati."

Qui non si tratta di costringere una donna a portare a termine una gravidanza contro la sua volontà, ma di creare le condizioni economiche, sociali ed affettive perché una donna in gravidanza possa sentirsi accolta e amata e una volta partorito possa contare sul sostegno umano economico e affettivo di qualcuno, comunque su una presenza, in modo da non sentirsi abbandonata a se stessa.

Mi chiedo se è possibile con l'aiuto dello Stato, dei privati cittadini e degli enti sociali e religiosi creare queste condizioni.

Le esperienze e i commenti dei visitatori

Ora è troppo tardi per me. Voglio solo urlare a tutti che l'ivg non è MAI LA SOLUZIONE. L'ascolto lo è. La mia storia: appena ho saputo di essere in cinta ho cominciato ad avere delle strane reazioni, come di rifiuto verso il bambino. Spaventata da me stessa, mi sono immediatamente (il giorno dopo la visita dal ginecologo) rivolta ad uno psichiatra (non volevo uno psicologo per precedenti esperienze deludenti), chidendogli se quelle fossero reazioni "naturali", passeggere, che cosa dovessi fare, se lui potesse aiutarmi a superare le mie angosce, che di giorno in giorno si trasformavano in terrore paralizzante.
Dopo due tentativi presso l'ospedale pubblico dove questo medico lavora, finalmente mi riceve. Mi ascolta per un'ora, dopo di che mi dice "...certo lei ha bisogno di una psicoterapia". Io gli chiedeo allora se lui potesse prendermi in cura, anche privatamente. Ho insistito, avevo paura di quello che il panico che stavo provando mi poteva indurre a fare. Tutto inutile, questo medico dice che non può, che "è pieno" di pazienti e, alla mia domanda se fosse disponibile almeno ad ascoltarmi in quel delicato periodo (sentivo che poteva aiutarmi), mi respinge seccamente, consigliandomi di recarmi da un'altra psicologa.
Umiliata e delusa, ne parlo con il mio compagno che, forse perché anche lui spaventato dalla mia reazione di spaesamento e paura di fronte alla gravidanza, mi maltratta dicendomi che se dovevo affrontare l'arrivo di un bambino in quelle condizioni, era "meglio abortire subito".
Voleva scuotermi, ma forse io avevo bisogno di altro. Del suo amore. Della sua presenza, almeno.Da quel giorno, si è distaccato sempore più, chiamandomi una volta al giorno dopo il lavoro, lo sport, e tutto ciò in cui si era riversato nevroticamenrte per non affrontare con me quei delicatissimi momenti.Ho passato un mese nell'angoscia e nella solitudine. Reagivo con rabbia e nervosismo a tutti coloro che cercavano di parlarmi, non ero più io, alternavo disperazione a piccoli spiragli di speranza, il caldo mi opprimeva, la nausea e il malessere erano ingigantiti dal mio stato mentale, confuso e disperato.Lui, il mio compagno, sempre più lontano. Gli chiedo di andar da qualche parte per rasserenarci, per cercare di non litigare, ma rifiuta. Ho visto di fronte a me un baratro. Alla fine l'aborto, non so come, mi è sembrata solo la soluzione di un problema. Non l'assassinio di mio figlio.
Ora non ho più mio figlio, il mio compagno mi ha lasciata, prendo dei farmaci per andare avanti. Dopo un giorno dall'intervento, ho cominciato a vagare su internet per cercare di capure cosa mi fosse successo, perché quelle reazioni, come una donna possa riuscire ad uccidere suo figlio senza che nessuno la aiuti a non farlo. Ho dedotto che ero entrata in uno stato di nevrosi, esasperato dagli sbalzi
ormonali, ingigantito dalla solitudine. Il mio compagno ha sbagliato, ma ero io che dovevo trovare dentro di me l'amore per il mio bambino. Avevo cercato aiuto presso un medico psichiatra, che ha rifiutato di aiutarmi.Non sono riuscita a fare altro.
Ora vivo l'inferno. Un frate mi ha detto che Dio mi perdona perché vede la mia sofferenza. Ma io non mi perdono.
So che la mia esperienza non eviterà altri aborti, ma ho sentito il bisogno di comunicarla.Grazie

Sì, Dio ti perdona, nessuno ti condanna. Tu non ti perdoni perché sai che deve essere tuo figlio a perdonarti, che secondo te non c'è più. In verità, tuo figlio c'è, non è morto perché non è nato, ma ti sta aspettando là dove tu lo hai lasciato. Guardati attorno, lo puoi incontrare in tutti i bambini abbandonati sparsi per il mondo. In loro troverai il perdono che cerchi.

Fly by, (.)

ciao!io ho avuto stasera la conferma di essere incinta!un mese fa era una prospettiva bellissima e voluta con amore,ma oggi il terrore,la paura negli occhi di mio marito che mi dice:"ma te cosa vuoi fare?"e allora arriva anche il terrore nei miei di occhi!!!! non posso crederci,cio' che doveva essere una bella notizia e' diventato un incubo,allora mi incupisco e inizio a pensare"cosa devo fare,cosa devo fare,cosa devo fare?io non lo voglio un figlio cosi',con queste premesse!" mi chiudo in me stessa e comincio a vagare con la mente!ho una splendida figlia e 2 aborti alle spalle. avevo chiesto a dio che se mi avrebbe perdonato per quello che avevo fatto in passato allora mi avrebbe dato un 'altra possibilita' e ora ....un incubo!avrei voluto che si materializzasse la classica scena di una famiglia felice di sapere la notizia dell'arrivo di un altro bambino in casa,ma ora e' solo un incubo!mio marito si avvicina e mi dice:" tu cosa vuoi fare? ti dico solo che ora noi stiamo bene ,che la vita economicamente e' sempre piu' difficile e che dovremmo togliere alla nostra bimba per dare all'altro,che forse dovremmo prendere un'altra macchina perche' ora io lavoro lontano e che la rata del mutuo si sta alzando sempre di piu',insomma non credo sia il mome to migliore!"e allora perche' un mese fa ho capito che il desiderio di fare un secondo figlio era anche il suo? forse mi sono immaginata tutto?
so solo che se abortisco anche questa volta giuro che lo lascio ,vado via con la mia bimba, e che anche questo pazzo incubo non me lo perdonero' mai e non potrei piu' vivere facendo finta di niente!non e' giusto! perche' cambiamo idea da un momento all'altro? perche' le certezze che hai oggi non sono anche quelle di domani?e perche' devo di nuovo scegliere io?non e' giusto,mi sembra di impazzire! vorrei morire,se non fosse per la mia splendida bimba avrei gia' deciso cosa fare!e come punire mio marito!

Ciao lory, ti ho risposto in privato.

Lory, sei una banfona :-)
Ecco la risposta dopo averti scritto al tuo indirizzo di posta presso Fastwebnet.it:

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A me gli scherzi di pessimo gusto non piacciono. E non mi va di perdere tempo inutilmente.

Ciao......scrivo colpita moltissimo da una strana coincidenza: la lettera di Lucia porta la data 20/09/2007...il giorno in cui io ho abortito!
Dico solo che il figlio non era di mio marito, e che assumevo farmaci che potevano determinare malformazioni. Avevo l'inferno in casa e in famiglia, e paura, tanta paura di andare avanti. Volevo solo tornare indietro, riportare tutto a come era prima. ...E invece da allora è la mia vita che non è andata mai più avanti. Con mio marito ci trasciniamo ancora, per affetto forse, o nemmeno noi sappiamo perchè...ma di certo non è mai migliorata la situazione. E dentro di me certamente è crollato tutto. Sto male. Sono sempre stata male. Non mi posso perdonare. Ho sbagliato. Ho sbagliato più che mai! E ora temo anche di non poter avere più figli, visto che da un anno non prendo più contraccettivi, ma non sono più rimasta incinta. Forse questa è la mia punizione. Ci penso sempre.
Con mio marito viviamo da separati in casa. ma ora so che, se restassi di nuovo incinta, non abortirei MAI, di chiunque fosse il bambino, perchè prima di tutto sarebbe MIO figlio! Io sono sempre stata una vigliacca insicura, incapace e spaventata di tutto, ma ho capito qual'è errore più grande che si possa fare, e so che non lo rifarei PER NULLA AL MONDO. E' una ferita che non si chiude mai. ....e temo tanto di non poter essere più mamma.
La lettera di Lucia mi ha colpito...l'ho letta per caso, ora, a distanza di 4 anni quasi da quell'orribile giorno.

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