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Articoli del mese di Dicembre 2008

30.12.08

Figli nel patriarcato

FIGLI NEL PATRIARCATO

In questo bel video, Serafino Massoni, noto scrittore romanziere, presenta il suo libro: "La stirpe del serpente" e ci spiega il passaggio dal matriarcato al patriarcato, proponendo, in risposta ad una domanda, l'affidamento dei figli a strutture pubbliche o a collegi statali, eventualmente con il concorso finanziario dei genitori, affinché i figli possano assimilare una molteplicità di imprinting da più persone, per una mente più elastica, al fine di sviluppare maggiormente il senso dello Stato (della comunità o della famiglia allargata o Chiesa, direi io) che non il senso della famiglia (ristretta).

Proposta a mio avviso interessante, anche se discutibile. Tu che ne pensi?

Io penso che già la scuola è una struttura pubblica dove i figli crescono con diversi imprinting. Il servizio militare obbligatorio di leva, poi, è un'altra struttura statale dove i figli ricevono molti imprinting. Mi pare che la leva obbligatoria sia stata eliminata o è in via di eliminazione. Occorrerebbe ripristinarla o comunque sostituirla con un servizio civile obbligatorio di uno o due anni dove i figli possano ricevere il giusto imprinting in termini di socializzazione, senso di responsabilità, sacrificio e disciplina.

29.12.08

Adozioni difficili, ma aborti facili

La Repubblica.it titola "Adozioni ormai impossibili, trova casa un bimbo su cinque" in un articolo di oggi comparso nell'edizione online.

L'articolo denuncia lentezze burocratiche, attese infinite, leggi che andrebbero riscritte.

Dalla lettura dell'articolo si evince che la domanda di adozione in Italia supera l'offerta. Bene! dico io. Si legge che alcuni Paesi dell'Est come la Bielorussia e non solo quelli, hanno la tendenza a chiudere le frontiere per migliorate condizioni di vita.
Bene! Sì, perché è bene che un bambino resti, se possibile, nel paese in cui è nato e non venga estirpato.

Tuttavia io faccio questa osservazione: Se ci sono tante domande di adozione insoddisfatte e dall'altra parte ci sono tanti aborti praticati, perché non intervenire in quella direzione andando incontro alle donne che intendono abortire cercando di prevenire l'aborto?

Alle donne che non vedono alternative all'aborto, visto che l'aborto è comunque un trauma per la donna, io proporrei alla donna di portare a termine la gravidanza, naturalmente seguita dalle strutture sanitarie e sociali, magari anche dietro un indennizzo economico e, al termine della gravidanza o dopo il periodo dell'allattamento al seno, affidare il bambino ad una coppia adottiva, sempre che la madre, nel frattempo, non cambi idea e intenda tenere il bambino.

E' chiaro che per fare una proposta come questa occorre che ci sia un gruppo di coppie adottive idonee, già individuate e selezionate dal tribunale o dalle strutture sociali, disposte ad accogliere un bambino, tra le quali scegliere una coppia a cui affidare il bambino che altrimenti sarebbe stato abortito.

Dalla lettura dell'articolo e anche per esperienza personale pare che di problemi di reperibilità di coppie adottive non ce ne siano molti. Mi sembra una proposta valida per contenere la piaga dell'aborto in casa nostra.

Repubblica.it cita K. Gibran riportando: "I tuoi figli non sono figli tuoi, sono i figli e le figlie della vita stessa... Sono vicini a te ma non sono cosa tua... Tu sei l'arco che lancia i figli verso il domani...". Così scriveva Kahlil Gibran, poeta e pensatore arabo, con parole spesso utilizzate per descrivere il senso più alto dell'adozione, cioè dare una famiglia a un bambino.

16.12.08

Un Natale nervoso

Stavo andando alla ricerca di un video da proporre per gli auguri di Natale e ho trovato su YouTube
questo bel video di Mentesanaincorporesano che esprime il sentimento di entusiasmo nei confronti di una festa che sta perdendo la sua originale caratteristica:

A NATALE.... MI INCAZZO

Le occasioni per regalare qualcosa a qualcuno non mancano mai.

01.12.08

Gli sputarono in faccia

"Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, ..." Matteo 26,67

Traggo spunto da un post del vaticanista Marco Tosatti su "La Stampa": "Sputi ai frati a Gerusalemme" per fare alcune considerazioni sulla vicenda e sulla mancanza di rispetto nei confronti dell'uomo.

L'episodio denunciato dai frati è da biasimare e da condannare, perché la convivenza pacifica di più culture di diversa etnia o religione richiede il rispetto reciproco. Se il rispetto non c'è, la convivenza diventa difficile e fonte di tensione con il rischio di sfociare nella violenza.

Sono tanti i casi dove il rispetto dell'uomo viene calpestato non solo da parte ebrea, ma anche da parte cristiana. Quando si insulta verbalmente una persona in famiglia o sul lavoro, è come sputargli in faccia, oppure quando si commettono dei torti o delle violenze nei confronti di qualcuno e non gli si fa giustizia, equivale ad insultarlo.

L'uomo giustamente chiede giustizia e rispetto, ma spesso dimentica di essere proprio lui l'origine della mancanza di rispetto che porta all'intolleranza e viceversa. Ad esempio, la rissa scoppiata di recente nel Santo Sepolcro, dove monaci cristiani di confessioni diverse si sono presi a cazzotti, costringendo la polizia ad intervenire, dimostra quanto poco rispetto reciproco ci sia in tante persone religiose, che fanno della religione più un motivo di potere e di scontro violento che di pace.

Tuttavia sono dell'idea che in certi casi occorra andare oltre il rispetto e applicare l'amore che non tiene conto del rispetto. Di fronte ad un torto o ad un insulto da parte di qualcuno, il nostro rispetto va accantonato, per dare più spazio all'amore, se vogliamo essere discepoli di Gesù.

Il rispetto è un "sentimento o atteggiamento di stima e reverenza verso una persona che è o si ritiene superiore o particolarmente degna", da come lo definisce il dizionario De Mauro.
L'amore è un "sentimento di affetto, cioè un sentimento positivo di tenerezza e bene che lega due persone o che si prova per qualcuno", sempre secondo la definizione data dal dizionario De Mauro.

Bisogna notare che l'uomo ragiona più in termini di rispetto che di amore, perché la sua organizzazione sociale è di tipo gerarchico a partire dalla famiglia dove il padre è il capofamiglia. Mentre Dio, al contrario, ragiona più in termini di amore che di rispetto, perché ci considera tutti fratelli, cioè tutti uguali. Infatti Gesù ricerca il nostro bene più che il nostro rispetto e ci invita ad essere fratelli e a non considerare una persona superiore ad un'altra. Quindi, per il cristiano, il rispetto si dovrebbe perdere e annullare nell'amore fraterno.

Suona quindi fuori luogo, a mio avviso, la richiesta di rispetto, da parte di un cristiano, tanto più se frate, perché presume un atteggiamento di superiorità di uno rispetto ad un altro, quando invece i cristiani sono chiamati a considerarsi tutti fratelli, se non servi gli uni degli altri, dove il rispetto va certamente dato a chi lo chiede, ma non andrebbe richiesto.