« Ottobre 2005 | Main | Dicembre 2005 »

Articoli del mese di Novembre 2005

17.11.05

Affidamento famigliare

L'affidamento familiare è un intervento "a termine" di aiuto e sostegno, particolarmente significativo, che si attua per sopperire al disagio e/o alla difficoltà di un bambino e della sua famiglia che, temporaneamente, non è in grado di occuparsi delle sue necessità affettive, accuditive ed educative. L'affidamento familiare è previsto e regolamentato dalla legge 184/1983 (Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori), modificata con la legge 149/2001 ( Diritto del minore ad una famiglia), che prevede il diritto del minore a crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia (art. 1). Un minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo può essere affidato a un'altra famiglia o a persona singola o a una comunità di tipo familiare che gli assicuri il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno (art. 2).

Gli affidatari possono essere: coppie con o senza figli, sposate o conviventi, persone singole. La legge non stabilisce vincoli di età rispetto al bambino affidato. Indipendentemente del reddito o dal tenore di vita, i requisiti essenziali possono essere riassunti in:
  • uno spazio nella propria vita e nella propria casa per accogliere un'altra persona diversa da sé;
  • la disponibilità affettiva e la volontà di accompagnare per un tratto di strada più o meno lungo un bambino o un ragazzo, senza la pretesa di cambiarlo, ma aiutandolo a sviluppare le sue potenzialità, valorizzando le sue risorse;
  • la consapevolezza della presenza e dell'importanza della famiglia di origine nella vita del bambino.
Maggiori informazioni sull'affidamento famigliare si possono trovare in rete sul sito www.welfare.gov.it a questo indirizzo.

Altre informazioni sull'affido si possono trovare presso il sito del Centro ausiliario dei problemi minorili a questo indirizzo dove c'è una pagina di domande e risposte (Faq), tra le quali si legge:

"Che differenza c’è tra affido e adozione? Con l’affido, il bambino resta nella famiglia affidataria che lo accoglie solo per un periodo di tempo limitato, durante il quale mantiene rapporti, regolati dai servizi sociali, con la propria famiglia d’origine. Con l'adozione, al contrario, il minore perde ogni rapporto con la sua famiglia. Acquista, invece, lo stato di "figlio legittimo" degli adottandi, come se fosse nato da loro.

Chi può diventare affidatario? Coppie con o senza figli, coppie di fatto, comunità di tipo familiare, perfino single: tutti possono accogliere un minore in difficoltà. Gli aspiranti affidatari, però, devono superare alcuni colloqui di conoscenza e seguire un iter formativo. Se si tratta di una famiglia, tutti i suoi componenti devono essere d’accordo nell’affrontare quest'esperienza comune."

L'affido è la soluzione di adozione idonea per quelle persone non sposate, in coppia o meno, e che desiderano esprimere il loro amore nei confronti di qualcuno che si trova in difficoltà. Secondo me l'affido è quella forma di amore gratuito che più si avvicina all'amore che Dio ci chiede, perché sai che è temporanea e quindi non c'è attaccamento fin dal principio e sai che il bambino che ricevi in affido, non diventerà mai "tuo", ma ritornerà (si spera) alla famiglia di origine.

A differenza dell'adozione, l'affido pone problematiche a livello psicologico e affettivo diverse. Mentre nell'adozione il bambino resta alla coppia adottiva per sempre, nell'affido, questo non succede e potrebbe rivelarsi un danno per il bambino che si potrebbe sentire sballottato un po' da qui e un po' di là e quindi perdere quei punti di riferimento affettivi necessari per una crescita sana e armoniosa.

13.11.05

Dalla lettera di Giacomo

Questa è la religione che Dio Padre considera pura e genuina: prendersi cura degli orfani e delle vedove che sono nella sofferenza, e non lasciarsi sporcare dalle cose di questo mondo. (Giacomo 1,27)

Giacomo, nella lettera del Nuovo Testamento, ci invita ad ascoltare e ad agire, mettendo in pratica la parola di Dio.

"Ricordate una cosa, fratelli carassimi: ognuno deve essere pronto ad ascoltare, ma lento a parlare e lento a lasciarsi prendere dalla collera. Chi è nella collera non può compiere ciò che è giusto secondo Dio. Perciò liberatevi da tutto ciò che è sporco e cattivo. Siate pronti ad accogliere quella parola che Dio fa crescere nel vostro cuore e che ha il potere di portarvi alla salvezza..."

".. Non ingannate voi stessi: non contentatevi di ascoltare la parola di Dio; mettetela anche in pratica! C'è chi esamina attentamente e osserva con fedeltà la legge perfetta di Dio, la quale ci porta alla libertà. Costui non si accontenta di ascoltare la parola di Dio per poi dimenticarla, ma la mette in pratica: per questo egli sarà beato in tutto quello che fa.

Se uno crede di essere religioso, ma poi non sa frenare la propria lingua, è un illuso: la sua religione non vale niente. Questa è la religione che Dio Padre considera pura e genuina: prendersi cura degli orfani e delle vedove che sono nella sofferenza e non lasciarsi sporcare dalle cose di questo mondo. "

Sono le parole di Giacomo nella sua lettera del Nuovo Testamento.

Più avanti Giacomo dice nella lettera: "Dio ha scelto quelli che agli occhi del mondo sono poveri, per farli diventare ricchi nella fede e dar loro quel regno che egli ha promesso agli uomini che lo amano".

Giacomo ci invita a non fare preferenze tra ricchi e poveri e poi prosegue: "Fratelli, a che serve se uno dice: 'Io ho fede', e poi non lo dimostra con i fatti? Forse che quella fede può salvarlo? Supponiamo che qualcuno dei vostri, un uomo o una donna, non abbia vestiti e non abbia da mangiare a sufficienza. Se voi gli dite: 'Arrivederci, stammi bene. Scaldati e mangia quanto vuoi', ma poi non gli date quel che gli serve per vivere, a che valgono le vostre parole? Così è anche per la fede: da sola, se non si manifesta nei fatti, è morta."

10.11.05

Adozione internazionale, requisiti

I requisiti per l'adozione internazionale sono gli stessi che per l'adozione nazionale, e sono previsti dall'art. 6 della legge 184/83 (come modificata dalla legge 149/2001) che disciplina l'adozione e l'affidamento.

"L'adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale, e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendono adottare."

Limiti di età, secondo la legge:
la differenza minima tra adottante e adottato è di 18 anni;
la differenza massima tra adottanti e adottato è di 45 anni per uno dei coniugi, di 55 per l'altro. Tale limite può essere derogato se i coniugi adottano due o più fratelli, ed ancora se hanno un figlio minorenne naturale o adottivo.
Ciò vuol dire che se la futura madre ha 47 anni ed il futuro padre 56, la coppia può adottare un bambino non più piccolo di 2 anni. Se la futura madre ha 54 anni ed il futuro padre 63, la coppia può adottare un bambino non più piccolo di 8 anni. Se la futura madre ha 50 anni ed il futuro padre 68, la coppia può adottare un ragazzino di 13.

I limiti di età introdotti dalla legge hanno lo scopo di garantire all’adottato genitori idonei ad allevarlo e seguirlo fino all’età adulta, in una condizione analoga a quella di una genitorialità naturale.

Questo dice la nostra legge; ma poiché l'abbinamento con il bambino adottabile è deciso dall'Autorità straniera, i limiti che il nostro legislatore ha spostato molto in avanti, per permettere anche a coppie non giovani di adottare, hanno poca efficacia nella realtà, perché la maggior parte dei paesi stranieri privilegia le coppie giovani.

Quindi, per adottare bisogna:
- essere in due;
- essere coniugati al momento della presentazione della dichiarazione di disponibilità;
- provare documentalmente o per testimonianza, ove il matrimonio sia stato contratto da meno di tre anni, la continua, stabile, perdurante convivenza antecedentemente alla celebrazione del matrimonio per un periodo almeno pari al complemento a 3 anni;
- non avere in corso nessun procedimento di separazione, nemmeno di fatto.

Infine, gli aspiranti genitori adottivi devono essere idonei ad educare ed istruire, e in grado di mantenere i minori che intendono adottare.

È chiaro che per questi ultimi requisiti non si può procedere, come per i precedenti, con una semplice verifica formale, ma occorre una valutazione più complessa "nel merito", cioè nei contenuti e nelle modalità del rapporto di coppia, che viene espletata dai Tribunali per i minorenni e realizzata tramite i servizi socio-assistenziali degli Enti locali, anche in collaborazione con i servizi delle aziende sanitarie locali; e ciò perché l'interdisciplinarità è necessaria per un'osservazione corretta della relazione di coppia e della sua reale disponibilità ad accogliere un figlio, delle sue risorse a fronteggiare le eventuali difficoltà di inserimento.

Informazioni tratte da:
"Per una famiglia adottiva" - Informazioni per le famiglie interessate all'adozione internazionale. (Guida opuscolo da scaricare in formato .zip, 867KB)
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Ministro per le Pari Opportunità

Elaborazione testi:
Melita Cavallo
Presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali
Link: www.commissioneadozioni.it

04.11.05

Gesù vitellone

La società moderna vuole che tu, raggiunta l'età della maturazione sessuale, possa sposarti e mettere su famiglia. Quelli che invece non vogliono o non possono mettere su famiglia e alla veneranda età di 30 anni e passa vivono ancora in famiglia con papà e mamma, vengono bollati come vitelloni sia dai media che dall'ambiente sociale in cui vivono. In altri casi vengono bollati come figli di papà. In altri ancora si usa un termine di maggior rispetto e più moderno: "single", per chi vive da solo. Sono termini più o meno spregiativi e psicologicamente deleteri per l'integrità psichica e l'amor proprio della persona.

L'altro giorno parlavo con un ragazzo di circa 20 anni e gli chiesi come mai non ha continuato a studiare e ha scelto invece di andare a lavorare. La sua risposta è stata: "non voglio arrivare a 30 anni e fare il vitellone". Ci sono rimasto male e pure amareggiato. La sua scelta non è stata dettata dall'amore per il lavoro o dal desiderio di farsi una famiglia, ma dal timore di ritrovarsi a 30 anni ancora a carico dei genitori ed essere bollato come vitellone.

Questo dimostra come certi vocaboli e termini usati fuori luogo e in modo gratuito e scriteriato dai mass-media come giornali e tv, condizionino la mentalità delle persone che, pur di non essere catalogate negativamente con certe terminologie, rinunciano all'opportunità di studiare e di crescere culturalmente.

Quelle persone che diffondono tramite mass media queste terminologie, associandole ad una particolare situazione anagrafica, dimenticano che fanno soltanto un gran danno alla società. Alla base dell'uso di queste terminologie al limite dell'offensivo ci sta il dio denaro, il consumismo. I commercianti e non solo loro soffrono se tu non ti sposi o ti attardi a sposarti perché così non consumi, non ti fai una casa, non comperi il mobilio, niente nozze, niente abiti, niente cerimonie, niente figli e quindi niente corredino, niente pannolini e passeggini.

L'economia ristagna, loro non vendono e non possono fare profitto. Ecco quindi che iniziano a distruggerti psicologicamente in modo subdolo, condizionandoti negativamente, così da indurti ad andare a lavorare, non come tua scelta consapevole e meditata, ma come mezzo per evitare di essere bollato negativamente come vitellone e sentirti invece indipendente e autonomo.

In questo modo ti fanno credere che avere uno stipendio, un lavoro e una indipendenza sia la cosa più importante, così quando hai occasione di conoscere una ragazza, tu possa essere fiero di fargli vedere che tu lavori, che non sei un vitellone, ma hai una tua indipendenza e soprattutto uno stipendio. Magari poi lei ti fa gli occhi dolci.

Se invece guardi la vita di Gesù, ti accorgi che lui a 30 anni era ancora in casa con papà e mamma, un vero e proprio "vitellone" che di sposarsi non ne voleva proprio sapere. Chissà quante ne avrà sentite da sua madre e suo padre: "Allora quando ti sposi? Non vedi l'età che hai? Cosa aspetti a trovarti una moglie?" A Gesù di fare la figura del vitellone non gliene doveva fregare proprio niente. Lui pensava ad altro, lui pensava ad andare a predicare per la Palestina, altroché pensare a sposarsi e mettere su famiglia e fare felici i mercanti del tempio.

Tanto più che ad un certo punto, quando Gesù tornò a casa, i suoi parenti lo andarono a prendere perché pensavano fosse diventato "pazzo" o fosse fuori di sé, come si legge in Marco 3,20-21. Del resto vorrei vedere cosa direbbero i tuoi genitori se tu a 30 e passa anni ti mettessi a girare per il mondo invece di pensare a sposarti e andare a lavorare.

Vedi, Gesù è un uomo libero, un uomo che non si lascia condizionare dalle mode e dalla mentalità popolare, lui va dritto per la sua strada, quella che Dio ha preparato per lui, e vuole che tu gli vada dietro perché, alla fine, la tua salvezza non dipende dal fatto che tu ti sposi o meno che ti sposi a 20 o a 30 anni, se tu lavori o non lavori. La tua salvezza dipende soltanto dall'amore che avrai saputo donare.