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Articoli del mese di Ottobre 2005

29.10.05

Droga e tossicodipendenza

Prima puntata: droga e tossicodipendenza
Uno dei più grossi prolemi sociali è quello delle tossicodipendenze: droghe come cocaina, eroina, alcool, lsd, hashish, diventano di uso abituale. Scoprire di avere un familiare drogato è un problema che ti riguarda in prima persona. Sei tu che devi imparare a prendere sulle tue spalle la croce del tuo famigliare e portarla insieme a lui. Abbandonare un tossicodipendente a se stesso significa lasciarlo morire.

Siccome la droga è una scelta del drogato, qui voglio cercare di capire perchè una persona sceglie la droga. Forse perchè la vita non ha nient'altro di meglio da offrirgli?

Si dice che prevenire è meglio che curare. Io voglio capire come prevenire. Cerco qualcuno che mi aiuti a capire come sia possibile, se è possibile, prevenire. Non avendo mai fatto uso di droghe, nè essendo mai stato a contatto con questo problema, non so cosa sia la dipendenza da droga, per cui potrei dire delle grosse fregnacciate. In questa prima parte intendo comunque affrontare il problema della droga dal punto di vista della prevenzione e discuterlo con te al fine di cercare di capire i motivi che portano una persona a drogarsi.

Nelle puntate successive avrei intenzione di parlare anche dei centri di recupero e delle comunità terapeutiche. Voglio capire quale utilità possono avere i centri di recupero per tossicodipendenti nel risolvere il problema droga.

Io credo, ma mi posso sbagliare, che il drogato abbia un problema non risolto. Può essere un lavoro perduto, un amore che non riesce a trovare, una difficoltà a comunicare o a relazionarsi con gli altri. Prevenire significa risolvere quel problema. Ma come venire a saperlo?

Secondo me, Il problema della droga è essenzialmente un problema di disagio dovuto a carenza di vero amore e di accoglienza. L'uomo ha bisogno di sentirsi amato e accolto dal gruppo in cui vive e lavora. Qualora questo amore venga meno, il rischio di cadere nella droga, vista come sostituto dell'amore che manca, diventa molto alto. La droga, secondo me, può essere una tua scelta, oppure una scelta condizionata da altri. Chi ti fa cadere nella droga possono essere le persone con le quali ti relazioni nel tuo tempo libero, quando non lavori. Siccome l'uomo è un animale sociale, intelligente e dotato di un'anima, ha bisogno di sentirsi accolto dal gruppo al quale appartiene. può essere il gruppo di amici con il quale esci per divertirti, il gruppo di lavoro con il quale ti ritrovi quando sei al lavoro, la tua famiglia, costituita dai tuoi genitori, parenti, zii, zie, cugini, fratelli e sorelle.

Ogni gruppo ha un leader o un elemento carismatico che fa da collante e da riferimento a tutto il gruppo. E' un po' come negli animali che vivono in branco, dove esiste il capobranco. Ad esempio sul lavoro il capobranco può essere il capo-uffcio o il datore di lavoro. In famiglia il capobranco di solito è la figura paterna. In un gruppo di amici, il capobranco può essere una persona con spiccate doti di socializzazione e intraprendenza.

All'interno di ogni gruppo esistono riti e rituali, fedi e credenze, mode e usanze, dove il capobranco in unione con gli altri elementi del gruppo decidono cosa fare, come comportarsi, dove andare, quale meta scegliere e quale obiettivo raggiungere.

Se nella tua vita sei depresso, non hai dei punti fermi in cui credere, può succedere che un tuo amico, magari con l'intenzione di aiutarti, o un tuo conoscente, ti introduca in uno di questi gruppi perchè è lui il primo a farne parte. Lui all'interno di quel gruppo si trova bene, si sente realizzato e riesce a socializzare con tutti e pensa che per te sia la stessa cosa, così crede di farti piacere invitandoti a partecipare alle loro attività.

Tutto ok. Tu, non conoscendo il gruppo nel quale stai per essere introdotto, ti senti un po' incuriosito e desisderoso di conoscere persone nuove e accetti volentieri di partecipare alle attività del gruppo. Ben presto però ti accorgi che le usanze e i riti di quel gruppo consistono nello sballo, nell' andare a divertirsi in discoteca e fare uso di sostanze stupefacenti o fumare spinelli prchè per loro è naturale fare così, così come è naturale per un gruppo religioso devoto a Maria, per esempio, recitare il rosario, o per un alro gruppo ritrovarsi in chiesa a pregare o per un altro gruppo praticare la caccia o attività venatoria o dedicarsi all'ippica.

Invece il gruppo nel quale il tuo amico ti ha introdotto ha l'usanza di fare uso di sostanze stupefacenti e fumare spinelli. Tu magari vedi il tuo amico e gli altri che si cannano a tutto andare. Pensi che se è normale per loro, lo deve essere anche per te. Loro ti invitano a partecipare al loro rito. Naturalmente tu rifiuti perchè a te hanno insegnato che le canne non si fanno. A questo punto, di fronte al tuo rifiuto, il capobranco interviene e ti rinnova l'invito a partecipare con loro, se ti vuoi sentire parte di loro. Tu rifiuti, ma ben presto il capobranco ti fa capire che se vuoi essere uno di loro e godere della loro amicizia, solidarietà e compagnia devi accettare le usanze del gruppo che sono in questo caso quelle di farsi le canne. Se non accetti, vieni escluso ed isolato. Così, per non sentirti un pesce fuori dall'acqua, decidi di provare anche tu lo spinello e sentirti uno di loro, accettato dal gruppo.

In certi gruppi il rito è la cosa più importante di tutto. Si mette il rito al di sopra di tutto, perché il rito diventa il simbolo di riconoscimento come nei formicai e negli alveari i vari membri si riconoscono dallo stesso ferormone. Il rito di riconoscimento comune di un gruppo può essere, per esempio, la recita del rosario, oppure andare a giocare a bocce, oppure andare allo stadio a vedere la Juve giocare. In quei riti non c'è niente di male. E' un modo per sentirsi parte di una famiglia e riconoscersi appartenenti ad un gruppo.

Il male è quando il rito diventa illegale e pericoloso per amore della trasgressione. Se il rito diventa quello di fumare lo spinello, o peggio, sniffare coca o eroina, allora sei in pericolo di morte. Questo lo devi capire subito e tagliare i ponti con tutti i partecipanti di quel gruppo, costi quel che costi. Devi abbandonare il gruppo di corsa e fregartene se resti solo.

A meno che tu non sia un "evangelizzatore", cioè una persona "forte", forte in senso psicologico. In quel caso puoi decidere di restare con l'obiettivo di recuperare il gruppo e riportarlo sulla "retta via", ma il tuo compito a questo punto diventa quello più difficile. Devi essere pronto a dare la vita. Dovrai affrontare la "formica regina" cioè il capobranco e fargli capire che sta sbagliando dandogli dei punti fermi in cui credere, convincendolo a curarsi e ad entrare in un centro di recupero per tossicodipendenti in modo tale che si converta e accetti di essere aiutato. Lo devi convincere a venirne fuori, lui per primo. Soltanto se riesci a far capitolare il capobranco del gruppo, puoi avere qualche speranza di recupero di tutto il gruppo.

Se non sei un evangelizzatore, non ti resta che tagliare tutti i ponti con il gruppo e dimenticarlo. Poichè i richiami e gli inviti a partecipare al gruppo per condividere i loro rituali, sia da parte di chi ti ha invitato inizialmente per un legame di amicizia, sia da parte del capobranco, sia da parte degli altri elementi del gruppo continueranno in modo subdolo e psicologicamente nefasto, ti consiglio di cambiare territorio e ambiente. Ti faranno sentire un traditore, un debole, un senza palle, oppure un senza cuore. Ti faranno sentire importante e indispensabile, se sceglierai di restare con loro e non ti accorgerai che invece è iniziata la tua fine, il tuo cammino verso la morte.

Se la frittata è stata fatta e oramai ci sei finito dentro e ti sei fatto, io al momento non ho elementi per aiutarti a venirne fuori. Sei tu che devi decidere di smettere e trovare un valido motivo per farlo. Io ti posso proporre la lettura del Vangelo, dalla A alla Z, tutti i giorni, fino a quando non avrai trovato in quel libro l'uscita d'emergenza.

27.10.05

Fondazione Exodus Onlus

Fondazione Exodus Onlus
  • Exodus è l'avventura di un gruppo di uomini e di donne che cercano la liberazione propria e di coloro che avvicinano durante il cammino. E' l'idea che sia possibile affrontare i grandi problemi sociali in maniera semplice, utilizzando le risorse che ci sono già nelle persone. E' la scommessa che sia possibile coniugare professionalità e volontariato, avventura e quotidiano, familiarità e disciplina, carisma e istituzioni.

26.10.05

Progetto Arca

Il progetto Arca
  • Progetto Arca L' Associazione Progetto Arca onlus crea e gestisce strutture e servizi dove le persone senza fissa dimora e dipendenti da sostanze possono affrontare la disintossicazione fisica e la definizione di un percorso di reinserimento sociale per l'inserimento in programmi riabilitativi.

23.10.05

La povertà umana

Attenti a non fare il bene in pubblico per il desiderio di essere visti dalla gente, altrimenti non avrete alcuna ricompensa dal Padre vostro che è in cielo. Invece quando aiuti qualcuno, non dirlo a nessuno, neanche ai tuoi amici. La tua elemosina sia segreta; ma Dio, tuo padre, vede anche ciò che è nascosto e ti ricompenserà" (Matteo 6, 1; 3 - 4)

"Non accumulate ricchezze in questo mondo. qui i tarli e la ruggine distruggono ogni cosa e i ladri vengono e portano via. Accumulate piuttosto le vostre ricchezze in cielo. Là, i tarli e la ruggine non le distruggono e i ladri non vanno a rubare. Perché dove sono le tue ricchezza, là c'è anche il tuo cuore. (Matteo 6, 19 - 21)

Aiutare una persona non vuole soltanto dire darle sostegno economico, vuole anche dire darle sostegno psicologico e affettivo. i poveri non sono soltanto quelli che hanno pochi soldi e risorse economiche limitate.

I poveri sono anche quelli che pur avendo tutto e non mancandogli niente, vivono in una situazione di disagio psichico-spirituale, perché sono soli e senza famiglia. Sono povere quelle persone che pur avendo la famiglia, non la vivono perchè non hanno il tempo per viverla.

Sono povere tutte quelle persone che pur essendo in buona salute sono sole, sono poveri tutti quelli che non avendo problemi economici, sono malati. Sono poveri tutti quelli che pur stando bene di salute, non hanno un lavoro, nè una casa.

Le povertà sono tante e variegate. Tra queste c'è anche la povertà culturale e l'ignoranza. L'ignoranza è quella povertà che ti sottomette alla volontà del più forte e che ti emargina per obsolescenza.

Con la solidarietà un uomo o un gruppo di persone viene incontro e in aiuto ad un altro uomo o gruppo di persone, portando in condivisione i propri beni e i propri talenti. Nel Vangelo Gesù ci invita a fare il bene di nascosto, senza farci vedere e senza dirlo a nessuno. perché? Raramente questo avviene. Chi aiuta vuole comparire e le normative sulla trasparenza a volte impongono che i nominativi dei benefattori siano resi pubblici.

Penso che l'amore debba anche rispettare la dignità della persona aiutata e la sua privacy, per questo Gesù ci chiede di fare il bene di nascosto, per non violare la dignità della persona che intendiamo aiutare e nello stesso tempo invitarci all'umiltà del silenzio.

17.10.05

Fuoco d'amore

Qui voglio parlarti delle adozioni a distanza. Il termine adozione a distanza, pur essendo il più utilizzato nel linguaggio comune, non è molto corretto, perchè non si tratta di una adozione, ma di un sostegno. Con il sostegno a distanza una persona si impegna a sostenere economicamente un bambino o la sua famiglia per un certo periodo di tempo attraverso un intermediario che fa da ponte tra il sostenitore e il sostenuto.

In pratica si tratta di impegnarsi a mandare una certa somma di denaro all'intermediario, il quale provvederà a farla avere al bambino bisognoso o alla sua famiglia tramite la sua rete di volontari che operano sul posto.

Le persone che vengono aiutate sono in genere bambini poveri o orfani che hano perso uno dei genitori o entrambi e che sono stati raccolti e ospitati in comunità o istituti religiosi per non lasciarli abbandonati a se stessi in mezzo ad una strada, possibili vittime di spacciatori, adescastatori, pedofili e trafficanti di organi.

L'aiuto economico serve a dare una vita dignitosa al bambino, mandandolo a scuola, garantendogli il minimo indispensabile per vivere e mantenerlo in buona salute, possibilmente fino a quando non sarà in grado di badare a se stesso.

Il sostegno a distanza alla fine non è altro che un atto d'amore che fai nei confronti di un bambino bisognoso e un atto di fiducia nei confronti dell'agenzia alla quale ti rivolgi e che fa da intermediario tra te e il bambino.

Una volta versata la quota di denaro all'agenzia, quest'ultima provvede ad assegnarti un bambino impegnandosi a farti avere sue notizie tramite lettere dei volontari legati all'intermediario e che operano sul posto.

Da parte tua non c'è nessun altro impegno se non quello morale di proseguire nei versamenti di anno in anno, versamenti comunque non obbligatori e facoltativi e che puoi interrompere in qualunque momento dandone comunicazione all'agenzia con un certo anticipo, in modo che possano trovare un nuovo donatore in sostituzione.

Il sostegno a distanza ha vantaggi e svantaggi, secondo me, rispetto alla tradizionale adozione, nei confronti del bambino.

Il vantaggio è che se si riesce a sostenere economicamente la famiglia di origine, si può aiutare il bambino direttamente sul posto, evitandogli il trauma del distacco dal suo luogo di origine, lasciandolo così nell'amore della sua famiglia.

Lo svantaggio e che il vantaggio precedente molto spesso non si riesce a realizzare o non è possibile perchè i genitori sono morti e quindi il bambino, seppure aiutato, non ha una famiglia che lo possa amare di quell'amore e quell'affetto che soltanto una vera famiglia sa dare.

Link e segnalazioni:

16.10.05

Condominio e liti condominiali

Il condominio è l'ambiente dove più si litiga e dove le liti sono all'ordine del giorno. Se ne possono vedere di tutti i colori. Dispetti tra condomini, piccoli e grossi screzi, rumori, porte sbattute, sporcizia. Nel condominio, di Gesù e del suo insegnamento pare non gliene freghi niente a nessuno. E' come se non fosse mai esistito.
Basta un niente per fare scoppiare le liti condominiali all'interno di un condominio. Ad esempio una macchina parchegiatta male nel cortile, oppure una radio tenuta a volume troppo alto.

Ecco che incominci a sentire il condomino che dal fondo della tromba delle scale incomincia a gridare a scuarcia gola: "chi è quel coglione che ha parcheggiato l'automobile davanti al portone del mio garage !!!??? Dall'interno di un appartamento senti un altro che grida: "ma nun ce sta 'a rumpi li bali". Mentre dal balcone di fianco senti gridare la signora: "Ma va a murì ammazzato."

Il rispetto umano nel condominio non esiste proprio. Non in tutti per fortuna, ma in molti condominii le tecniche che si mettono in atto per fare dispetti e ripicche spaziano dal lasciare il sacco dell'immondizia fuori dalla porta, fino al taglio delle gomme delle auto parcheggiate male.

Poi non parliamo delle assemblee di condominio. Lì, i rancori accumulati in un anno esplodono tutti insieme. Ed ecco che l'orario del riscaldamento non va più bene, la pulizia delle scale fa sempre schifo, le spese sono sempre alte, la lampadina del pianerottolo è sempre rotta e nessuno la ripara. L'amministratore è sempre un farabutto mangiasoldi, i topi e gli scarafaggi circolano liberi nelle cantine. Insomma un gran accapigliarsi l'uno con l'altro. Grida, insulti, ho ragione io, no ha ragione lui, l'amministratore è un fesso, Il signor rossi un maleducato da novanta e avanti così.

E Gesù ? Cosa ci può fare lui in tutto questo casino? Ci sono persone che alle assemblea di condominio si scaldano talmente tanto che le vedi diventare paonazze. Le guardo con compassione e gli vorrei dire di stare calmi di parlare sottovoce. Sono prese dalla foga di dire le loro ragioni che non ci sentono proprio. Il loro io è talmente radicato in loro che mi vien voglia di portarmi una scatola di cioccolatini e offrirli appena uno comincia ad alzare la voce.

All'ultima assemblea, visto che la precedente era andata male, ho proposto di recitare il rosario prima di cominciare. Non lo avessi mai fatto, giù battute a tutto andare, sghignazzate, "chiamiamo il parroco", "il rosario lo dica lei, "non perdiamo tempo con ste cazzate". Avrei dovuto prendere e andarmene. Mi hanno continuato a sfottere per tutta la settimana: "Quanti rosari recita lei al giorno? Il rosario lo faccia recitare alla sua inquilina che mi bagna i panni stesi quando innafia le piante sul balcone".

Io non ho mai provato a portare Gesù in un condominio litigioso, così come sto facendo su Internet. So che c'è tanto lavoro da fare e la sensibilità religiosa delle persone quando sono fuori dagli ambienti sacri è praticamente assente. Mi accorgo che la maggioranza delle persone vive la religiosità soltanto quando sono nell'ambiente giusto, per esempio quando sono in chiesa a messa, oppure in qualche ritiro spirituale. Al di fuori di quegli ambienti, la religiosità sparisce e ritorna l'uomo agnostico di sempre.
Sono dell'idea che la religione vada vissuta 24 ore su 24 tutti i giorni, molti invece la vivono solo poche ore al giorno per pochi giorni al mese, come se fosse una cosa estranea alla loro vita, come se si trattasse di andare a fare un po' di esercizio in una palestra.

13.10.05

Mobbing e nonnismo

Allora i soldati portarono Gesù nel palazzo del governatore e chiamarono tutto il resto della truppa. Gli tolsero i suoi vestiti e gli gettarono addosso una veste rossa. Prepararono una corona di rami spinoso e gliela misero in testa: nella mano destra gli misero un bastone. Poi incominciarono a inginocchiarsi davanti a lui e a dire ridendo: "Salve, re dei giudei !" Intanto gli sputavano addosso, gli prendevano il bastone e gli davano i colpi sulla testa. Quando ebbero finito di insultarlo e di ridergli in faccia, gli tolsero la veste rossa e lo rivestirono con i suoi abiti. Poi lo portarono fuori per crocefiggerlo. (Matteo, 27:27,31)

Umiliazioni, sputi, derisioni, insulti, un tipico quadro da nonnismo. Mobbing. Succede ed è sempre successo. Hai mai provato ad entrare in un carcere come detenuto? Non è raro che ti possa capitare qualcosa di simile. Si tratta di violenza psicologica. E' la subdola violenza psicologica esercitata dall'uomo su un altro uomo per sadismo personale. Sadismo gratuito. Umiliazione gratuita. Il voler affermare se stessi, attraverso la violenza psicologica e l'umiliazione dell'altro. Si chiama mobbing ed è un fenomeno che si verifica soprattutto negli ambienti di lavoro.

Può capitare dappertutto: in famiglia, a scuola, sul lavoro, a militare. Essere derisi, essere esclusi dal proprio gruppo di appartenenza o demotivati relegandoti a svolgere lavori o attività inutili e degradanti, di secondaria importanza, al solo fine di umiliarti per spingerti ad andartene o per farti scontare una punizione.

Sono comportamenti distruttivi che, alla lunga, in chi li subisce, possono portare a nevrosi e disturbi del carattere o del comportamento, disturbi psicologici e sfociare in vere e proprie malattie, gastriti, ulcere, diarree, cefalee, deficit immunitari.

Può succedere, per esempio in una azienda, che una persona per il suo carattere o temperamento incominci a dare fastidio, diventi superflua, inutile, non più necessaria, scomoda senza rendersene conto, allora la si vuole allontanare, mandare via, fare in modo che non partecipi più al gruppo di lavoro, perché la sua presenza non è più gradita. Tuttavia non si ha il coraggio di dirglielo in faccia, forse per non offenderla o per non compromettersi in modo plateale nei suoi confronti. Allora si mettono in pratica tante piccole azioni di disturbo e di umiliazioni nei confronti della persona non più ben vista nella speranza che se ne vada di sua spontanea volontà. In questo modo si esercita soltanto una violenza psicologica crudele sulla povera persona che non capendo le ragioni di certe umiliazioni rischia di essere distrutta.

E' la completa mancanza di rispetto della persona umana e della sua anima. La completa svalorizzazione di ogni dignità umana. Mancanza di carità. Un senso di superiorità esercitato fuori luogo che ti fa credere di avere in mano il destino di una persona. In realtà, chi compie questi "crimini" si mette sullo stesso piano di quei soldati, insensibili alle sofferenze dell'uomo più indifeso.

Gesù ha provato anche questo e sa cosa vuol dire subire tali umiliazioni. Gli esperti ti consigliano di fare denuncia degli abusi e delle violenze psicologiche presso l'autorità giudiziaria, cosa non sempre facile.

Secondo me, va bene affidarsi alla giustizia degli uomini, ma sarebbe meglio andare oltre e affidarsi a Gesù, perchè lui è la via da seguire e soltanto lui sa cosa consigliarti in quei momenti.

09.10.05

L'adozione

L'adozione è dare una famiglia ad un bimbo, piccolo o grande che sia, che non ce l'ha.
Le istituzioni preposte una volta accertato lo stato di abbandono morale e materiale del minore si adoperano nel più breve tempo possibile a trovargli un papà ed una mamma.
Ovviamente l'abbandono è uno status il cui accertamento a volte è lungo e problematico, così contrariamente a quanto spesse volte si sente in tv non si toglie un bimbo ad una famiglia per un semplice schiaffo o maltrattamento, ma quando l'inadeguatezza educativa è ripetuta e irrecuperabile.
Per noi adulti e spesso genitori adottivi l'adozione è una cosa bella, ma provate a chiedere ad un bimbo adottato magari un poco cresciuto se pensa la stessa cosa, quasi sicuramente dirà che è una cosa bruttissima perché apparentemente è assurdo crescere in una famiglia che non è la tua famiglia naturale e poi quando dietro c'è un incolmabile vuoto di abbandono.

L'abbandono taluni esperti dicono che non passerà mai ad una persona che l'ha subito, dovrà conviverci, ad ogni età affrontato e sentito in modo diverso, ma che non si può cancellare.
Deve essere atroce avere dentro un rifiuto così grande. E' anche per questo che noi genitori adottivi dobbiamo saper colmare con un amore smisurato anche questo vuoto, noi ci troviamo a dire:"guarda la mamma che ti ha partorito ti ha sicuramente voluto tantissimo bene e ti ha dato la vita, ma poi incapace di crescerti per qualche motivo che non sappiamo ti ha messo in istituto in attesa che il giudice cercasse una famiglia per te".
Spesse volte questa è anche la realtà, altre volte invece non lo è.

Ma chi sono le famiglie che accolgono questi bimbi? Fino a due anni fa chi voleva adottare doveva recarsi presso la cancelleria del tribunale dei minori e presentare la "domanda di adozione".
Oggi ci si deve ancora recare in tribunale ma non a presentare la "domanda" ma a presentare la "dichiarazione di disponibilità". E' proprio questo l'atteggiamento chiesto alle famiglie adottive, di rendersi disponibili.

Ritorniamo al concetto di adozione vista come dare una famiglia ad un minore che non l'ha e non viceversa. Basti pensare che solo 40 anni fa con una legge italiana è stato ribadito questo concetto. E prima? Assolutamente l'adozione era dare un figlio a quelle coppie che non l'avevano, per eredità, come bastone per la vecchiaia, ecc. L'adozione era un accordo tra famiglie, anche i single potevano adottare, non necessariamente il minore doveva trovarsi nello stato di abbandono.
In questi decenni si sono fatti passi da gigante nel campo dell'adozione, è stata regolamentata, si è cercato di fare esclusivamente l'interesse del minore.

Nella mentalità delle persone invece di passi ne sono stati fatti pochi. Non è per niente raro sentirne di tutti colori sull'adozione, anche da chi ci sta attorno.
Non è colpa loro comunque, c'è una certa ignoranza, la gente non viene correttamente informata.
Così capita che ti chiedano se il tuo bimbo adottivo l'hai scelto tu in istituto (magari da un catalogo), se hai conosciuto la sua famiglia di origine (con l'adozione viene fatto un taglio con la famiglia d'origine), sottovoce magari ti chiedono se lui sa di essere adottato (le indicazioni sono di comunicare dalla tenera età il fatto che si è adottivi), ecc...

Forse uno dei compiti che ci viene chiesto è proprio quello di diffondere questa nuova mentalità che in fondo è una apertura all'accoglienza verso una diversità che è parte della vita di alcuni uomini e famiglie.

08.10.05

La vera famiglia

Non pensate che io sia venuto a portare pace nel mondo: io son venuto a portare non la pace, ma una spada (altre traduzioni: ma la discordia). Infatti sono venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera. E ognuno avrà nemici anche nella propria famiglia. Perchè, chi ama suo padre o sua madre più di quanto ama me, non è degno di me; chi ama suo figlio o sua figlia più di me, non è degno di me. Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi cerca di conservare la sua vita la perderà; chi è pronto a sacrificare la propria vita per me, la ritroverà. (Matteo 10, 34-39) (Discorso missionario)

"Pensate che io sia venuto a portare pace nel mondo? No, ve lo assicuro, non la pace ma la divisione. D'ora in poi, se in famiglia ci sono cinque persone, si divideranno fino a mettersi tre contro gli altri due e due contro gli altri tre. Il padre contro il figlio e il figlio contro il padre, la madre contro la figlia e la figlia contro la madre, la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera." (Luca 12, 51-53).

Gesù stava parlando alla folla. Sua madre e i suoi fratelli volevano parlare con lui, ma erano rimasti fuori. Un tale disse a Gesù: "Qui fuori ci sono tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlare con te."
Gesù a chi gli parlava rispose: "Chi è mia madre? E chi sono i miei fratelli?". Poi, con la mano indicò i suoi discepoli e disse: "Guarda: sono questi mia madre e i miei fratelli: perchè se uno fa la volontà del Padre mio che è in cielo, egli è mio fratello, mia sorella e mia madre" (Matteo 12, 46-50).

In questi giorni si parla tanto di famiglia e coppie di fatto e se ne sentono di tutti i colori. La tradizione umana pone la famiglia al centro della vita sociale e anche la Costituzione italiana (art. 29: " La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare") assegna un ruolo importante alla famiglia, soprattutto a quella fondata sul matrimonio.

Per interpretare correttamente le parole di Gesù bisognerebbe capire quale ruolo e importanza aveva la famiglia ai tempi di Gesù. Forse ai suoi tempi non esisteva qualcosa di equivalente all'art. 29 della nostra Costituzione. Tuttavia emerge dal Vangelo che iI concetto o l'idea di famiglia che ha Gesù è diverso dal nostro. Per Gesù la vera famiglia sono i suoi discepoli, cioè coloro che ascoltano e mettono in pratica la volontà di Dio, di suo Padre che è in cielo. A mio avviso tutti i discorsi che si fanno a sostegno e a difesa della famiglia tradizionale, come la intendiamo oggi, cadono davanti all'insegnamento di Gesù, perché per Gesù non è importante la famiglia in sè, è importante invece fare la volontà di Dio, anche a costo di entrare in conflitto con la tua famiglia.

Attento a non fraintendermi e a non fraintendere Gesù.

Gesù vuole che tu metta Dio al primo posto e non la tua famiglia. Secondo Gesù, mettere Dio al primo posto significa fare la sua volonta. Ma fare la volontà di Dio significa amare, perchè Dio è amore. Se tu ami, apprezzi e rispetti il valore della famiglia come luogo di reciproco scambio d'amore tra i vari componenti e quindi la famiglia rientra nella sua giusta collocazione sul piano dei valori umani e divini.

In questa ottica il matrimonio non è altro che una formalità burocratica inventata dagli uomini per sentirsi tutelati tra di loro e stabilire diritti e doveri tipicamente umani. Il vero matrimonio e quindi la nascita della vera famiglia, secondo la logica di Gesù, avviene quando marito e moglie o comunque due o più persone si uniscono nell'amore per vivere e mettere in pratica la volontà di Dio insieme, dando vita, in questo modo, a Gesù in mezzo.

I testi del Vangelo a cui faccio riferimento sono presi da:

Parola del Signore: Il Nuovo Testamento, in lingua corrente, LDC ABU.

Vangelo e Atti degli apostoli, edizioni paoline

Accoglienza

Mi chiamo accoglienza, è il mio nickname su questo sito, ma io sono multipiattaforma. Vado bene con tutto. Sono il gestore del sito. Da piccolo sono stato a catechismo tante volte. All'oratorio mi piaceva giocare ai cowboys con la fionda e il fucile ad elastico insieme agli altri bambini. Mi piacevano gli animali come i cani, i gatti e i criceti.

Sono stato a scuola, alle elementari, poi alle medie, poi al liceo, poi all'università, poi a militare, poi a casa.

La prima ragazza di cui mi sono innamorato si chiamava Ada, è un linguaggio di programmazione che non ho mai capito.

Passata la cotta, ho studiato il Pascal. Un altro linguaggio di programmazione strutturato che sono riuscito a capire bene e che mi ha aperto le porte della programmazione vera e seria.

Poi ho studiato il C e il C++, alla fine ho studiato il PHP e il Perl, sono tutti linguaggi di programmazione che servono a istruire i computer per fare operazioni e prendere decisioni. Però mi manca Java, è un linguaggio di programmazione un po' profetico e divino.

Mi piace programmare i computer perchè io vedo Dio come un programmatore. Mi sento un po' suo collega. Per me i pc non hanno segreti. Programmo di tutto, tranne la mia vita, quella la lascio programmare a Dio.
E' così che Dio mi ha programmato. Il codice o linguaggio di programmazione con il quale sono stato programmato da Dio si chiama Vangelo in italiano, The Gospel in ingelse.

E' un linguaggio di programmazione un po' strano. L'ha inventato, duemila anni fa, un tipo un po' fuori di testa che si chiamava Gesù in Italiano e Jesus in ingelse. Intorno a lui si è formata una comunità di sviluppatori che si è estesa in tutto il mondo e che si chiama Chiesa in italiano e The Church customer support in inglese.

Così, tanto per darti alcune informazioni su di me e su quello che faccio.

07.10.05

Il disagio socio esistenziale

Ci sono momenti nella vita in cui non si sta bene. Si è tristi, depressi, svogliati. Le cause possono essere tante: dalle delusioni della vita alle malattie, agli squilibri ormonali.
Una delusione d'amore, la perdita del lavoro, una malattia o un lutto, ci possono fare cadere nella più profonda depressione dove la vita perde di significato e diventa un fardello insopportabile. Non si ha più voglia di fare niente, ci si sente a disagio e il mondo non lo sentiamo più nostro. Gli amici e i parenti che prima frequentavamo con entusiasmo, improvvisamente diventano insopportabili e non hanno più l'importanza di prima.

Perchè succede questo?

Succede perchè siamo umani. Fino da piccoli siamo abituati a ricevere amore e affetto dai genitori i quali convogliano tutte le loro attenzioni sui figli. Ci abituiamo a ricevere affetto e amore e man mano che cresciamo abbiamo bisogno di sostituire l'affetto e l'amore dei genitori con qualche cosa d'altro. Di solito si ricerca l'affeto o l'amore di un'altra persona, altre volte si ricerca soddisfazione nel lavoro o nel fare carriera, in altri casi si punta sui soldi oppure sulla cultura, sullo studio, sulla scienza o sulla filosofia o sulla politica o sulla religione.

Abbiamo bisogno di sentirci amati, abbiamo bisogno di sapere che c'è qualcuno che ci ama e ci vuole bene per non sentirci soli. Abbiamo bisogno di amore. Quando siamo soli, può capitare di essere o sentirci tristi perchè ci rendiamo conto che in quel momento di solitudine non abbiamo nessuno con cui scambiare affetto. Se la solitudine si potrae per diversi giorni si rischia di cadere nella depressione.

La fine di un rapporto d'amore o di una relazione di coppia o la perdita del lavoro, è un trauma perchè improvvisamente ci ritroviamo soli e abbandonati e se non troviamo, nel giro di poco tempo, qualcuno o qualcosa che sostituisca o rimpiazzi il legame che si è spezzato, rischiamo di cadere in depresione o di sentirci a disagio.

E' così per tutti. In quei casi si perde l'entusiasmo di vivere e la vita diventa un peso. Come reagire? Cosa fare? Come venirne fuori? Bhe la soluzione ideale sarebbe quella di trovare il rimpiazzo. Tuttavia non è facile trovare il rimpiazzo e allora occorre affidarsi ad un esperto.

Gesù è l'esperto di cui abbiamo bisogno. Sì, lui è uno che la sa lunga e sa cosa abbiamo bisogno, perchè lui legge nel cuore e nell'anima di ogni uomo. Gesù non è un Dio che nell'alto della sua onnipotenza sta lì a sghignazzare delle nostre disavventure per giudicarci. No, Gesù è uno che è venuto a stare in mezzo a noi e che in conseguenza della sua venuta, ha sofferto. La sua sofferenza è stata sia fisica che spirituale. Lui ha conosciuto il tradimento e l'abbandono dei suoi amici o discepoli, ha conosciuto la solitudine sulla croce e l'abbandono di Dio stesso. La sua sofferenza è stata anche fisica essendo stato incoronato con una corona di spine, è stato frustrato e ha dovuto sopportare il peso della sua croce sulla quale è stato inchiodato e fatto morire.

Per questo motivo Gesù può ritenersi un valido esperto in amore, sofferenza, disagio, depressione, perchè lui ci è passato per quella strada e la conosce bene. Per questo motivo lui ha tutto il diritto di dire: "Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi: io vi farò riposare. Accogliete le mie parole e lasciatevi istruire da me. Io non tratto nessuno con violenza e sono buono con tutti. Voi troverete la pace, perchè quel che vi domando è per il vostro bene, quel che vi do da portare è un peso leggero".

Lascia perdere quei ritrovati chimici che, come droghe, ti esaltano la mente e il cui nome è antidepressivi. Servono a poco. In quei casi dove la solitudine e la depressione prende piede nella tua vita, c'è solo Gesù che può venirti incontro e aiutarti gratuitamente. Lui lo trovi nel sacerdote quando ti vai a confessare, lo trovi nel tabernacolo e lo puoi incontrare quando fai la comunione, lo trovi quando due o più persone sono riunite nel suo nome, ma soprattutto lo trovi nel prossimo. Gesù ti insegna ad amare. Lui ti insegna che la soluzione è amare e non essere amati, come invece siamo stati abituati fin da piccoli. Lui ti insegna a stare in piedi da solo, senza sentire il bisogno di avere qualcuno vicino che ti ami, perchè è lui che ti ama.

03.10.05

La morte e la vita

Sulla morte ho letto un bel libro di Vittorio Messori: "Scommessa sulla morte", la proposta cristiana illusione o speranza? E' un libro che ti prende, pagina dopo pagina e che ti fa pensare.

Messori fa una analisi delle varie ideologie politiche del presente e del passato e vede se reggono il confronto con la morte. Analizza le proposte della politica, delle religioni, della filosofia per vedere se offrono soluzioni al problema della morte, ma si accorge che in quelle aree non ci sono soluzioni. Messori arriva alla conclusione che soltanto la proposta crisitana offerta dalla Chiesa cattolica offre una speranza e prepara l'uomo ad affrontare la morte.

La morte è la negazione della vita e ce la portiamo dietro giorno dopo giorno perchè siamo peccatori. Secondo la religione cristiana, il peccato porta alla morte. Ma cosa vuol dire peccare? Vuol dire essenzialmente non amare. Quando non si ama, si muore. Proprio perché la mancanza di amore è la negazione di Gesù che è vita.

Su questo, Gesù è di una logica disarmante. Infatti nel Vangelo dice che chi cerca di mettere in salvo la propria vita, la perderà. Ma chi è pronto a perdere la propria vita per lui, la ritroverà.

Morire significa perdere la propria vita. Amare invece cosa significa? In un articolo precedente: il Gran Premio su dioamore.org mi chiedevo cosa vuol dire amare. Mi chiedevo: cos'è l'amore? Con amore si dice tutto e niente nello stesso tempo e poi l'amore ha mille volti, mille colori. C'è l'amore materno, quello figliale, quello paterno, quello coniugale, quello carnale, quello platonico, quello divino, quello umano, ecc.

Ecco, quale amore ci chiede Gesù? Gesù ci chiede l'amore che dà la vita: "nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita (morire) per i propri amici, (Giovanni 15,13) e siccome la vita è Gesù perchè Gesù è via, verità e vita, ecco che il nostro amore consiste nel dare Gesù all'altro. Ma per dare Gesù all'altro occorre averlo, occorre che lui venga da noi. Quando Gesù viene da noi? Ce lo dice lui stesso: "Se uno mi ama, metterà in pratica la mia parola, e il Padre mio lo amerà. Io verrò da lui con il Padre mio e abiteremo con lui" (Giovanni 14,23). Per avere Gesù dentro di noi, occorre mettere in pratica il suo insegnamento e il cerchio si chiude.

Quando si ama si dà la propria vita, si dà quel Gesù che è venuto ad abitare dentro di noi in conseguenza del fatto che abbiamo messo in pratica la sua parola. Lo si dona alla persona amata, gratuitamente, senza chiedere nulla in cambio. Dare la vita è un po' come morire. Significa, rinunciare a se stessi, alla propria vita, alle proprie passioni, idee, attaccamenti e mettersi a disposizione della persona amata, dell'altro, del prossimo e lasciare che sia Gesù ad agire .

Significa mettere il proprio tempo, il proprio talento, le proprie idee, le proprie ricchezze sia materiali che spirituali a disposizione del prossimo gratuitamente, senza nulla chiedere in cambio o aspettarsi un ritorno o una gratifica dalla persona amata. Tutto al solo scopo di dargli la vita. E' quello che sto cercando di fare con questo sito: sto cercando di mettere me stesso, il mio tempo, il mio talento di webmaster, la mia conoscenza e sensibilità, a tua disposizione al fine di donarti quel Gesù che è venuto ad abitare dentro di me, affinchè tu lo possa vedere, avere la vita e credere in Dio. Non farei tutto questo se non fossi animato dall'amore di Dio. Non mi fraintendere.

Quando ami, doni il tuo cuore all'altro e in un certo senso perdi la tua vita e il tuo tempo, lasci che sia l'altro a vivere al tuo posto. In questa perdita ritrovi la tua vita, ritrovi te stesso, nel senso che ti incontri e reincontri con colui che è la vita e scopri il vero significato della vita e la sua bellezza.

Se invece non ami e cerchi di mettere in salvo la tua vita e te stesso restando legato al tuo io e ai tuoi attaccamenti, rifiutando l'altro, perdi la tua vita, nel senso che lasci sfumare occasioni uniche e irripetibili di incontro con la felicità , cioè di incontro con colui che è la risurrezione e la vita. E dove non c'è vita, c'è morte.

02.10.05

Dio Amore

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